“Bugonia”: una recensione

a cura di Gregorio Sciortino, 2AC – Liceo Classico

Yorgos Lanthimos, regista ateniese, torna in Concorso alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia con Bugonia, accompagnato dalla sua musa Emma Stone, dopo il Leone d’Oro ricevuto per Povere Creature.

Ma cosa significa il titolo del film? Dovete sapere che “la bugonia” è radicata nelle origini stesse della mitologia. L’episodio è infatti narrato da Virgilio nelle Georgiche e da Ovidio nei Fasti.

Il termine “bugonia” significa letteralmente “nascita dai buoi” e deriva dal greco bous (“bue”) e dalla radice γεν- / γον- (“generazione, nascita”). Le api, simbolo di vita, vengono generate dal corpo in decomposizione di un bue sacrificato.

Leggiamo un estratto dalle Georgiche di Virgilio (Libro IV, vv.528-558)

“Cirene si rivolse al figlio sbigottito:

‘Figlio mio, sgombra la mente dai tristi pensieri.

Qui sta la causa d’ogni male,

per ciò le ninfe (e con loro Euridice

intrecciava danze nel segreto dei boschi)

mandarono alle api quello scempio.

Con umiltà, chiedendo pace,

offrigli doni e prega le Napee pietose:

ai voti concederanno il perdono

e deporranno l’ira.

Ma prima ti rivelerò il modo di pregarle.

Scegli fra tutti i tuoi,

che pascolano sulla cima verde del Liceo,

quattro tori dal corpo vigoroso,

i migliori, e altrettante giovenche

ancora non domate.

Alza per loro quattro are

vicino ai santuari delle dee

e dalle gole fa sgorgare il sangue sacro,

abbandonando i loro corpi nel folto del bosco.

Poi, al sorgere della nona aurora,

offri ad Orfeo, come dono funebre,

papaveri del Lete

e sacrifica una pecora nera;

torna quindi nel bosco,

e ad Euridice ormai placata

renderai onore immolando una giovenca’.

Senza indugio Aristeo

segue i consigli della madre:

va al santuario, alza le are prescritte,

vi conduce quattro tori dal corpo vigoroso,

i migliori, e altrettante giovenche

ancora non domate;

poi al sorgere della nona aurora,

offre il dono funebre ad Orfeo e torna nel bosco.

E qui d’improvviso un prodigio incredibile appare:

fra le viscere disfatte degli animali

per tutto il ventre ronzano le api,

brulicando dai fianchi aperti,

in nugoli immensi ne escono

e, raccogliendosi sulla cima di un albero,

pendono a grappoli dalla curva dei rami.”

Con Bugonia, Lanthimos torna alle radici della propria cultura per costruire un thriller paranoico, surreale, grottesco, fantascientifico, che si interroga sulla natura umana e sui meccanismi del potere.

Michelle, interpretata da Emma Stone, è la CEO di una potente azienda farmaceutica. Viene rapita da Teddy, alias Jesse Plemons, un apicoltore convinto che il mondo sia minacciato da una razza aliena proveniente da Andromeda e che Michelle sia una di loro. Ad aiutarlo c’è il cugino Don, figura fragile e facilmente manipolabile.

Il nostro mondo sta davvero morendo? E di chi è la responsabilità? Dalla carcassa del bue nasceranno nuove api?

Per scoprirlo, non resta che andare a vedere il film. 

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