“Scala Amoris”: Platone a San Valentino

di Gioia Zorzi, 3AS

Si avvicina San Valentino, la festa degli innamorati, e quale modo migliore di celebrarla se non con le parole di un filosofo che ci fa sognare con i suoi miti e ci fa desiderare di prendere il volo con la biga alata della nostra anima? 

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Platone, nel suo celebre “Simposio”, narra la storia della nascita di Eros, la personificazione dell’amore,  figlio di Poros, il dio dell’ingegno, e di Penia, la povertà.

Noi tutti, in fondo, aspiriamo ad un amore che porti alla verità e ad un sentimento assoluto e disinteressato, però per molto tempo siamo costretti a vivere nell’incertezza e nell’ansia della mancanza: i due genitori di Eros si manifestano quindi nella duplice natura di questo sentimento.

In tal senso, Amore è destinato a colmare tutte le nostre mancanze ed è contemporaneamente in grado di studiare scaltri ingegni pur di essere ricambiato. D’altronde, chi non si è sentito completo provando amore o ricevendone? E chi non ha, almeno una volta, dovuto ricorrere a dei trucchetti per conquistare la propria cotta?

L’amore, per gli antichi greci, era personificato da Eros, una creatura semidivina in grado di mettere in contatto il mondo degli umani e quello dell’Olimpo. 

Foto di Steve Bidmead da Pixabay

Proprio l’amore riesce ad elevare, come fosse una scala, il mondo umano verso quello eterno, intelligibile, dove risiedono i concetti chiave universali, chiamati “idee” da Platone.

Tutti noi cerchiamo quella scala per vivere la vertigine dell’assoluto, per sentirci immortali attraverso un sentimento che consideriamo eterno e che inebria ogni nostro senso.

“Questo è il retto cammino: cominciare dalle cose belle di quaggiù e, avendo come fine ultimo la bellezza, innalzarsi continuamente, come su una scala, da uno a due, da due fino a tutti i bei corpi e da questi alle belle occupazioni e poi alle belle scienze, finché non si giunga a quel sapere che di null’altro è sapere che della stessa bellezza e finché non si conosca, giungendo così alla meta, il Bello in sé.”

(Platone, Simposio, 211c)

Per Platone, l’innamoramento parte inevitabilmente dall’attrazione fisica, ma si converte poi, con il passare del tempo, in attrazione tra le anime degli innamorati. Come il sommo Dante fece con Beatrice, assolutizzandola e riconoscendo in lei l’idea di Bellezza in sé, così tutti noi riconduciamo tutti i singoli casi di Bellezza al nostro lui o alla nostra lei.

L’amore diventa dunque totalizzante, va oltre l’attrazione fisica e oltre l’interesse per l’anima: esso diviene quella forza che ci eleva al mondo intelligibile, capace di metterci le ali, per dirla con il celebre slogan di una pubblicità.

Purtroppo o per fortuna, non tutti gli amori sono destinati ad essere come quello tra Dante e Beatrice: speriamo fino in fondo di incontrare quella persona speciale che migliori il nostro mondo, o ci renda completi, come nella visione di Aristofane, sempre nel “Simposio” di Platone. 

La certezza che possiamo avere è che ogni amore possa essere un insegnamento: affrontare difficoltà, cogliere i momenti belli e sopportare quelli brutti accanto a qualcuno a cui vogliamo bene è sempre un modo per crescere e per conoscere noi stessi.

L’augurio è che questo San Valentino sia felice per tutti, lieve come la piuma di un angelo, intenso come la vertigine dell’infinito.

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