⓻ Il dittatore

di  Nicolò Maccatrozzo

USA 2012, durata 83’, comico. Regia di Lerry Charles. Interpreti: Sacha Baron Cohen, Ben Kingsley, Anna Faris, Megan Fox, Edward Norton. 

Una parodia magnetica che preferisce far sorridere gli spettatori senza soffermarsi troppo sul messaggio finale, che in realtà non lascerebbe spazio ad altro se non alla critica sulla società moderna.

Si tratta di un film che purtroppo non è stato così apprezzato durante la sua uscita, nonostante la bravura e la fama di Sasha Baron Cohen.

Ci troviamo a Wadiya, (che corrisponde all’Eritrea attuale) stato governato da molti anni dallo stupido, razzista e violento Hafez Aladeen (Sacha Baron Cohen) continuamente protetto da guardie del corpo femminili. Non è un politico amato dal mondo non solo perché non vuole cedere il diritto dello sfruttamento del suo petrolio alle multinazionali straniere ma anche per il fatto che non ha intenzione di rendere Wadiya uno stato democratico. Dopo aver rifiutato un’ispezione per verificare l’assenza di armi nucleari da parte del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al dittatore viene richiesto di presentarsi all’assemblea generale dell’ONU a New York. Subito dopo il suo arrivo all’albergo, egli viene rapito da un sicario assunto dallo zio di Aladeen, Tamir (Ben Kingsley), che prova a sostituirlo con un sosia mentalmente ritardato chiamato Efawadh. Questo piano mira alla firma di un documento costituzionale che stabilisca la trasformazione dello stato di Wadiya in una democrazia, ma rappresenta anche un obiettivo segreto per ottenere una parte di denaro sull’esportazione del petrolio e altri materiali. Aladeen però, insieme all’aiuto di Nadal (Jason Mantzoukas) e una giovane ragazza americana chiamata Zoe (Anna Faris) proveranno in tutti i modi a restituire al protagonista il suo ruolo.

Il film è colmo di battute intorno a temi delicati come il razzismo, le donne, lo stupro e le religioni. Nonostante questo, riesce a strappare una risata piuttosto di richiamare allo scandalo: questo è un grande esempio di abilità non solo del regista ma anche dell’attore principale, che hanno reso questo film così particolare.

Un altro elemento fondamentale del film è il tema della critica politica con sfondo ironico presente durante tutta la visione, concentrata maggiormente su avvenimenti e situazioni attuali che coinvolgono gli spettatori in prima persona. L’umorismo, la critica e la sceneggiatura hanno molta più importanza della trama in sé che a volte può sembrare troppo poco uniforme. Il film è molto interessante perché attira l’attenzione del pubblico, benché nella seconda parte possa sembrare un po’ ripetitivo e poco lineare. 

In conclusione, si può dire che è un film fuori dalle aspettative, non solo per il target, ma anche per la struttura generale.

Il commento finale non può che essere positivo perché, nonostante non si sia imposto di essere un film da Oscar, ha intrattenuto e permesso di avere un originale specchio della realtà che ci circonda. 

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