Donne e Musica, un enigma per la Bellezza: intervista alla prof.ssa Paola Gallo

Intervista alla professoressa Gallo a cura di Chiara Scalco, 3AM (Liceo Linguistico Moderno)

prof.ssa Paola Gallo

Venerdì 14 maggio 2021 si è svolta una conferenza organizzata da Fondazione Cassamarca e tenuta dalla professoressa Paola Gallo, insegnante di educazione musicale presso la scuola media del Pio X, semiologa e donna simbolo della cultura artistica e musicale del Nord Est, già autrice del libro L’innocenza del sogno simbolista (in collaborazione con Canova edizioni e Cassamarca, 1996) sulla compositrice Lili Boulanger, vincitrice del Prix de Rome nel 1913.

Il titolo dell’incontro, Donne e Musica, un enigma per la Bellezza,  riassume un viaggio nelle vite di quattro grandi musiciste: Lili e Nadia Boulanger, Paquita Bernardo ed Egida Giordani Sartori, che hanno segnato con la loro presenza la storia della musica internazionale e che, presentate dalla professoressa, hanno assunto   forme sottili, aggraziate, ma forti di una sicurezza interiore che ha oltrepassato il tempo.

 Attraverso il racconto non solo della genesi, ma anche del contenuto stesso del libro, è possibile cogliere molti aspetti curiosi che riguardano il magico mondo delle figure femminili della musica.

Ecco la nostra intervista alla prof.ssa Gallo!

1. Buongiorno prof! Ci faccia una breve introduzione al contenuto della conferenza.                            
R- Le donne nel mondo della musica hanno, come compositrici, interpreti o didatte, creato intorno alle proprie figure dei piccoli misteri che spesso non sono stati ancora risolti. Le ricerca musicologica, nel corso del tempo, ha contribuito ad intessere intorno alle più famose un alone di fascino tale da sviare spesso la giusta e corretta considerazione, trasformandole in miti. Durante l’incontro, ho presentato quattro biografie di donne che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica: le sorelle Lili e Nadia Boulanger,  Paquita Bernardo ed Egida Giordani Sartori. Ho cercato di  valorizzare il loro operato e l’indelebile ricordo del loro coraggio e determinazione.

2. Durante la conferenza racconta il suo primo approccio alla ricerca online: come le è sembrato il nuovo strumento Internet nel 1992?
R- Beh, ripensando al primo momento in cui lo usai, mi sembrò di vivere in un futuro fantascientifico. Già l’approccio presso il centro studio dell’Università di Padova fu un sogno ad occhi aperti e poi questo sistema di ‘lettere veloci’ (le email) fu un modo diverso di intendere la ricerca; per comunicare con altre università usai il sistema dei caratteri Booleani, anche quello un ‘nuovo mondo’.

3. Lei ha evidenziato le difficoltà per le donne, anche se con doti fuori dal comune, ad emergere e affermarsi, mettendo il luce come la critica potesse talvolta far passare in secondo piano queste qualità. Ci sono ancora analogie oggi per le donne musiciste?
R- Diciamo che è passata molta acqua sotto i ponti e che ora essere donna diventa quasi una qualifica aggiuntiva…Essere donna è solo un modo di esprimere il proprio umanesimo.

4. Mi è piaciuto molto come una delle sorelle Boulanger, Nadia, abbia creato un nuovo modo per insegnare l’arte di comporre. Durante la sua carriera, questo metodo ha avuto qualche influenza nel suo approccio all’insegnamento?
R- Sì, diciamo che l’approccio scolastico culturale ‘vissuto’ vince su quella che può essere la lettura libresca o il puro valore letterario dell’essere. Allargherei il campo esperienziale ad un modo diverso di vivere la cultura in famiglia e nella società come momento reale di espressione. Fare sport, musica, dipingere, costruire, visitare dovrebbero essere parti essenziali dell’imparare per un diverso approccio, con il superamento delle difficoltà nella vita reale; sacrificio, volontà, passione, interesse sono componenti fondamentali per la maturazione di un individuo.

5. Non ho potuto evitare di notare che tutte le compositrici hanno dedicato totalmente la loro vita alla musica, tralasciando magari la vita di coppia che faceva parte della tradizione al tempo. Crede che questa sia stata una scelta volontaria o magari una conseguenza del contesto storico e culturale in cui hanno vissuto?
R- Bene, se guardassimo di proposito ad un passato nemmeno troppo remoto, vita di coppia e arte spesso hanno cozzato contro le mille difficoltà personali del ‘vorrei ma non posso’. Ora, la scelta è più facile, sia perché sorretta dall’indipendenza economica della donna, sia dal fatto che la società attuale vive continuamente la presenza, in più campi, della donna come lavoratore indipendente.
Non è comunque ancora semplice affrontare una vita a più fronti: famiglia e lavoro, interessi personali, benessere fisico e psicologico, perché mancano quegli aiuti che dovrebbero far parte integrante dell’offerta democratico sociale di uno stato moderno.

6. Ho trovato particolarmente interessante anche la figura di Egida Giordani Sartori, essendo proprio delle nostre zone. Lei si è sentita particolarmente vicina a questa donna visti i luoghi che vi accomunano?
R- Sì, perché l’ho trovata anche la più moderna. Ho conosciuto personalmente Egida quando frequentavo i concerti del teatro Comunale nel periodo dei miei studi di Conservatorio. Sentii direttamente suonati da lei tutti i preludi e le fughe dei due libri del clavicembalo ben temperato di cui parlo nel mio excursus.
Rivivo quotidianamente le lotte che intraprese contro il Ministero per svecchiare la scuola in favore dell’arte espressiva, non solo come componente arricchente dell’individuo, ma anche come linfa vitale. I programmi scolastici devono considerare il passato come portavoce di idee universali e quindi aggiornabili quotidianamente.
Rivivo anche quotidianamente l’esigenza che ha il nostro territorio di coniugare imprenditorialità e cultura al servizio della vita di tutti noi. 

7. Parlando di gradi compositrici femminili, ho trovato davvero toccante e contemporaneo il tema della donna. Crede che questo soggetto sia ancora motivo di diversità e pregiudizi nella nostra società?
R- Ora, a dir il vero, sta diventando una moda in tutti i campi, ma meglio così! Almeno se ne parla e si può modulare la visione con un nuovo binocolo culturale.
Come semiologa, posso solo aggiungere che ora siamo noi donne che dobbiamo cambiare il nostro modo di vederci.

Date un’occhiata anche voi alla conferenza al link: https://www.youtube.com/watch?v=Vh6OQeUjJsg e fateci sapere il vostro parere sulla questione!

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