A SPASSO PER TREVISO: un cammino fatto di parole in Città Giardino

a cura di Giada Gentile e Elisa Giraldo (3BG, Linguistico Giuridico-economico)


La “Città Giardino” è un quartiere di Treviso, interno alle mura, tra Porta Santi Quaranta, Borgo Cavour e San Nicolò, caratterizzato dalla presenza di eleganti ville risalenti al 1800-1900, circondate da grandi spazi verdi. 

Passeggiando tra le vie di questa zona, si possono osservare sui marciapiedi composti da sassi del Piave delle frasi celebri, che accompagnano il passante e raccontano una storia.

Abbiamo selezionato per voi alcune di queste celebri frasi, quelle che ci hanno colpito di più.

Felicità raggiunta” è una poesia di Eugenio Montale.

Il componimento, pubblicato su “Ossi di seppia”, una raccolta del 1925, racconta la fragile condizione di chi raggiunge la felicità: in un attimo si può ricadere nella tristezza più nera e perdere tutto ciò che si ha conquistato.

“Felicità raggiunta, si cammina

per te sul fil di lama.

Agli occhi sei barlume che vacilla,

al piede, teso ghiaccio che s’incrina;

e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase

di tristezza e le schiari, il tuo mattino

e’ dolce e turbatore come i nidi delle cimase.

Ma nulla paga il pianto del bambino

a cui fugge il pallone tra le case”  

(Eugenio Montale)



Un’altra frase celebre che potete trovare incisa sul marciapiede di Città Giardino è questa: “Ed è subito sera”, una poesia di Salvatore Quasimodo. Questa è, senza dubbio, una tra le più famose poesie del poeta siciliano. La lirica è composta in versi liberi ed è una metafora in cui il poeta ha racchiuso i tre momenti della vita dell’uomo: la solitudine, derivata dall’incomunicabilità; l’alternarsi della gioia e del dolore; il senso della precarietà della vita.

“Ognuno sta solo sul cuore della terra

trafitto da un raggio di sole:

ed è subito sera”  

(Salvatore Quasimodo)



Tutti abbiamo sentito e sicuramente usato, almeno una volta, l’espressione “Odi et amo”, senza magari sapere con precisione da chi fosse stata composta. Queste parole costituiscono l’incipit del Carme 85 del poeta latino Catullo. Attraverso l’ossimoro (“Odio e amo”) Catullo esprime i suoi sentimenti nei confronti dell’amata Lesbia: da un lato l’amore per lei e dall’altro lato l’odio per i suoi tradimenti e, dunque, la consapevolezza che Lesbia non rappresenti il suo amore spirituale.

“Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior”  

(Catullo)


L’espressione “a passi tardi e lenti” compare invece nella lirica di Francesco Petrarca intitolata “Solo et pensoso i più deserti campi”. Il poeta, attraverso questo componimento, ci narra della sua necessità di stare solo per riuscire a riflettere in un luogo immerso nella natura.

Tutti noi nella nostra vita abbiamo bisogno di prenderci del tempo per noi stessi, per analizzare ciò che ci turba; questo è un processo “lento e stancante”, ma se riuscissimo ad affrontarlo potremmo vivere meglio con noi stessi e di conseguenza con gli altri.

“Solo et pensoso i più deserti campi

vo mesurando a passi tardi et lenti,

et gli occhi porto per fuggire intenti

ove vestigio human l’arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi

dal manifesto accorger de le genti,

perché negli atti d’alegrezza spenti

di fuor si legge com’io dentro avampi:

sì ch’io mi credo omai che monti et piagge

et fiumi et selve sappian di che tempre

sia la mia vita, ch’è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge

cercar non so ch’Amor non venga sempre

ragionando con meco, et io co·llui”  

(Francesco Petrarca)


L’espressione “scire nefas” compare in una delle opere più famose del poeta latino Orazio e vuol dire “saperlo non è lecito”. Forse così non vi dirà molto, ma svelandovi anche l’invito che è presente in questo stesso componimento, sicuramente qualcosa vi sarà più familiare: “Carpe diem”, cioè “cogli l’attimo”.

Orazio qui tratta il tema della precarietà della vita, facendoci riflettere sull’importanza di vivere a pieno il presente e di non preoccuparci del passato o del futuro, in quanto il nostro destino lo possiamo scoprire soltanto vivendo.

“Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi

finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios

temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati!

Seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,

5quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare

Tyrrhenum, sapias: vina liques et spatio brevi

spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida

aetas: carpe diem, quam minimum credula postero”  

(Orazio)


Mondo sii, e buono” è il primo verso del celebre componimento “Al mondo” di Andrea Zanzotto, un poeta veneto. Nelle prime due strofe, il poeta si rivolge al mondo affermando la necessità di trovare un principio positivo che possa diventare una verità su cui gli uomini si basino senza avere la necessità di seguire le opinioni attestate dai sensi. 

Queste affermazioni sono in realtà provocazioni per suscitare una riflessione: secondo il poeta, il mondo, buono, è in grado di governarsi da solo.

“Mondo, sii, e buono;
esisti buonamente,
fa’ che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo eludevo
e ogni inclusione era fattiva
non meno che ogni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso in me stesso.

Io pensavo che il mondo così concepito
con questo super-cadere super-morire
il mondo così fatturato
fosse soltanto un io male sbozzolato
fossi io indigesto male fantasticante
male fantasticato mal pagato
e non tu, bello, non tu «santo» e «santificato»
un po’ più in là, da lato, da lato.

Fa’ di (ex-de-ob etc.)-sistere
e oltre tutte le preposizioni note e ignote,
abbi qualche chance,
fa’ buonamente un po’;
il congegno abbia gioco.
Su, bello, su.

Su, münchhausen”  

(Andrea Zanzotto)

Vi invitiamo a fare un giro per la Città Giardino e ad addentrarvi tra le bellezze e la cultura della città, magari andando alla ricerca delle altre frasi o citazioni che potrete sicuramente trovare nei marciapiedi della zona.

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