Il Muchik: “colui che fa le cose”

a cura di Ginevra Lavinia Zago, 1 AC – Liceo Classico indirizzo Artistico

Immaginatevi se il sole scomparisse. Cosa succederebbe?

Le civiltà precolombiane avevano inventato un vero e proprio mito sulla base di questo concetto spaventoso: il mito di Ai Apaec.

Costui venne chiamato “Muchik”, ovvero “colui che fa le cose”. Infatti, questo eroe precolombiano compì un’azione molto importante: andò alla ricerca del sole che era scomparso dietro all’orizzonte per salvare il mondo. I vasi o le sculture di piccole dimensioni che lo raffiguravano, davano molta importanza ai suoi ornamenti: il “Muchik” era partito con indosso una corona ornata con la testa di felino e delle piume di uccello, orecchini a forma di testa di serpente, una cintura anch’essa con il serpente e una camicia con un disegno a gradini. Per ripescare il sole, in effetti, l’eroe decise di scalare una montagna e questo spiegherebbe le scale, che alludono alla salita verso il cielo. I serpenti, d’altro canto, erano il simbolo della discesa verso il sottosuolo, che Ai Apaec compì in un secondo momento.

 Ai Apaec volò fino ad una spiaggia, raggiunse ciò che divideva il mondo terrestre da quello marino e si fiondò nel mondo sottostante per riprendere il Sole e riportare la luce che dava vita e faceva crescere i raccolti.

Il guardiano del mare era “Granchio Gigante”, un animale spaventoso, molto spesso ritratto in combattimento con Ai Apaec: le civiltà precolombiane avevano un concetto molto interessante legato alla lotta, perché ritenevano che confrontarsi con il nemico e sconfiggerlo potesse garantire al vincitore le capacità e la forza dell’altro.

L’eroe si scontrò con altri mostri e creature: con la “Grande Razza”, Ai Apaec acquisì l’astuzia e l’abilità di muoversi rapidamente e furtivamente in mare; con l’ “Uomo Riccio”, invece, ottenne un anello da naso che lo protesse dall’annegamento. A quest’ultimo rivale, in cambio dell’oggetto acquisito, Ai Apaec regalò una manciata di fagioli di Lima bianchi e neri, simbolo dell’abbondanza e della rigenerazione.

Dopo questo gesto, l’eroe finalmente incontrò l’ “Uomo Pesce Palla”, il guardiano del mondo di sotto, grazie agli ornamenti del quale Ai Apaec scese nelle profondità marine.

Nonostante il trascorrere del tempo, Ai Apaec continuò a combattere e si scontrò con “Lumaca Gigante” che rappresentava la rinascita della vita sulla terra.

Ad un certo punto, purtroppo Ai Apaec fu sconfitto e decapitato dall’essere più potente delle Tenebre.

Dopo anni di combattimenti e imprese, il nobile eroe morì e scese le scale che conducevano nel mondo dei defunti. Tuttavia il suo coraggio venne ricompensato: fu infatti “ricucito” nelle sue parti precedentemente smembrate durante i combattimenti, e poté unirsi alla Madre Terra, che lo rese il padre di tutti i frutti germinati.

Dopo aver attraversato il mondo degli antenati, Ai Apaec tornò in vita, portando con sé il Sole, capace di illuminare di nuovo la terra.

Ai Apaec venne trasformato infine in un peperoncino, cibo quasi sacro per le civiltà precolombiane perché riscaldava e guariva.

Il mito di Ai Apaec ci dimostra che il giro della spirale è stato completato: il ciclo della vita continua.

Forse, giunti alla fine di questa storia, vi starete chiedendo perché dovrebbe essere interessante per noi essere a conoscenza di questa leggenda. Io sostengo che questa storia racchiude svariate morali. Un esempio è il concetto di perseguire i nostri obbiettivi e le nostre ambizioni nonostante le diverse complicanze per raggiungerli. Ai Apaec con questa leggenda dovrebbe stimolarci ad essere più come lui.


Per un viaggio visivo nel mondo di Ai Apaec, vi consiglio di esplorare il sito di Google che mostra le foto di un’esposizione dedicata all’eroe:

https://artsandculture.google.com/story/bQVRQW92lBYA8A

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