a cura di Cinzia Zanatta, 2BA – Liceo Scientifico Scienze Applicate
I Promessi Sposi sono un romanzo storico scritto da Alessandro Manzoni ben tre volte nel corso del 19° secolo. Sono considerati uno dei classici della letteratura italiana e per questo vengono fatti leggere nelle scuole. Ma è davvero questo il motivo per cui si leggono? C’è chi si chiede se al giorno d’oggi abbia davvero senso investire il proprio tempo a cercare di non perdersi tra le lunghe digressioni di Manzoni e a cercare il significato dei vocaboli più antichi. La risposta è sì, in quanto questo romanzo che sembra appartenere al passato è uno dei più contemporanei. Alcuni credono però che non possa essere compreso appieno da quindicenni del liceo, ma è davvero così?
In primo luogo i lunghi trentotto capitoli di cui è composto il testo hanno un’indiscussa valenza linguistica. Come ci è stato insegnato a scuola Manzoni, nella sua opera, utilizza il fiorentino parlato colto, ovvero la lingua parlata dalle persone istruite di Firenze. Per anni infatti, dopo il suo viaggio a Firenze nel 1827, Manzoni si impegna a “sciacquare i panni in Arno”, cioè a perfezionare al meglio la prima vera forma di italiano. Ma perché, in primo luogo, tale lingua va studiata, e in secondo luogo, perché i giovani dovrebbero apprezzarla? Oggi, infatti, la lingua principale sta diventando l’inglese e, inoltre, ad oggi esistono molti altri libri che, volendo leggere in italiano, si possono considerare. Nonostante ciò sia in parte vero, è bene ricordare che proprio a causa dell’influenza di lingue straniere i testi oggi disponibili nelle librerie contengono numerose parole non proprie dell’italiano e neologismi, o termini della lingua parlata che non sempre contribuiscono al loro valore letterario. È bene anche ricordare che la maggior parte dei libri odierni deriva di fatto dai Promessi Sposi, in quanto la lingua usata è la stessa. Il romanzo anche è fonte di nuovi termini da aggiungere al proprio vocabolario che possono risultare bizzarri e divertenti per gli studenti come “vermiglio” o “saraceno”, che poi, scherzando, useranno nella vita di tutti i giorni. Infatti, molto spesso i ragazzi disprezzano e banalizzano il valore linguistico del testo, senza accorgersi di venire arricchiti molto di più in confronto a ciò che i libri di oggi offrono.
Un altro fatto che ci insegnano i professori è che il romanzo sia utile per la propria “cultura generale”. Questa affermazione gravemente intacca un testo di tale portata in quanto, alle orecchie di uno stanco quindicenne, non significa nulla. Tuttavia, spesso tale indifferenza è dovuta ad un’incompleta o addirittura assente spiegazione di cos’è davvero la “cultura generale”. Di questa fanno parte le molte opere letterarie o di altro tipo riguardanti i temi più svariati, ma anche eventi storici e la geografia. Dal punto di vista letterario, qualcuno potrebbe star chiedendosi a cosa mai gli serviranno nella vita queste nozioni? Proprio questo è ciò che si chiedono i giovani e, non trovando una risposta, ignorano, in questo caso, i Promessi Sposi. Gli andrebbe però spiegato che questo testo è una risorsa unica per lo sviluppo del pensiero critico e la conoscenza della propria persona. Per esempio, poniamogli una domanda: “Che cosa avreste fatto voi nella situazione di Don Abbondio?”.
Molti diranno che avrebbero sposato comunque Renzo e Lucia, ma torneranno a casa riflettendo sul serio sul loro apparente coraggio. Le analisi psicologiche che Manzoni propone aiutano anche a comprendere noi stessi meglio. Infatti, è innegabile che si inizi a notare il proprio riflesso tra le pagine del testo; con queste domande e queste riflessioni, si diventa in grado di evidenziare le proprie debolezze e i propri difetti per provare, magari, ad aggiustarli.
Tutto questo sarebbe estremamente utile se non fosse che i Promessi Sposi non possono essere davvero compresi a fondo da dei ragazzini. Nati nell’era del mondo digitalizzato, sempre intenti a guardare lo schermo, sicuramente non sono in grado di comprendere appieno queste implicite bellezze nascoste tra le figure retoriche e i periodi. Ciò è quello che affermano alcuni critici letterari e giornalisti come Antonio Gurrado, ma altri invece controbattono dicendo che l’attualità del testo sia invece molto più vicina alla realtà dei giovani d’oggi. Provando ad immergersi nel loro mondo infatti, non si può non notare la forte similitudine tra i bravi e Don Rodrigo e il fenomeno dei “maranza”. Ora, non ci si riferisce ai ragazzini che vanno in giro con i pantaloni sotto il sedere, bensì ai veri maranza, quelli delle cosiddette “baby gang”. Sembra che dei ragazzini che vanno a scuola siano lontani dal “mondo della strada”, ma basta semplicemente mettere piede in una stradina sbagliata ed ecco che ci si imbatte nelle persone sbagliate. Queste gang hanno un capo e degli altri “uomini” che seguono i suoi ordini e sono legate da una rete di conoscenze. Non vi ricorda qualcosa? Esatto! I bravi e Don Rodrigo e la loro conoscenza dell’Innominato e di Egidio.
Questi personaggi compiono delle “scelleratezze”, come le definisce Manzoni, così fanno anche le baby gang. Per esempio ricordiamo un recente fatto di cronaca in cui Giacomo Buongiorno, padre di Edward, è stato ucciso a botte da un gruppo di ragazzini per averli rimproverati dato che tiravano delle bottiglie contro una vetrata. Tra la notte dell’11 e del 12 Aprile muore davanti a moglie, figlio e cognato. Una situazione simile è successa alla conversa ammazzata brutalmente da Egidio e Gertrude perché aveva scoperto la loro relazione. Con la monaca di Monza emerge poi un altro concetto molto importante, ovvero il fatto che una volta entrati a far parte di questo circolo sia estremamente difficile uscirne. C’è chi ci riesce, come l’Innominato, e chi ha troppa paura delle conseguenze come Gertrude.
Manzoni parla anche della propria opinione sulla massa che non pensa e genera solo trambusto. Per esempio, nell’assalto al forno delle grucce, la gente distrugge l’edificio come segno di ribellione, ma ovviamente ciò non ha senso perché non permette di cuocere il pane. Così fanno anche i ragazzini per esempio, fumando convinti che ciò li renda migliori quando in realtà danneggia la loro stessa salute.
I Promessi Sposi quindi non sono un testo che nelle mani dei ragazzini non può venire compreso a fondo, bensì può essere fonte di crescita e di ispirazione al cambiamento fintanto che sia insegnato con passione e a fondo. Aggiungere poi dei parallelismi alla vita quotidiana può aiutare i giovani studenti ad apprezzare il testo maggiormente ed a sentirlo più loro. Questo non significa che il testo perda la sua autorevolezza, ma che viene interiorizzato meglio. Dopotutto, vogliamo davvero che le generazioni future non riconoscano in un battito di ciglia la citazione “Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”?


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